Milano – Rarotonga

La breve storia di come sono arrivato qui

(e di come, probabilmente, sono diventato l’Interista più lontano da San Siro)

Jacopo, come sei arrivato alle Cook?

Questa è la domanda che mi sento rivolgere più spesso quando ho l’occasione di incontrare e conoscere qualche turista in vacanza sull’isola.

La mia risposta?

Grazie a Matt Armstrong!

Nel 2013, dopo un paio di anni trascorsi studiando e lavorando come bartender tra Londra (un classico direi) e l’Italia, decisi di andare in Nuova Zelanda con un permesso studio/lavoro per seguire un corso di studi post diploma in Management del Turismo. Ero attratto dall’idea di conoscere un paese che mi veniva descritto come una meraviglia e pieno di opportunità e nel contempo arricchire il mio conoscere del mondo del turismo . Iniziai il mio corso e dopo pochissimo tempo trovai anche lavoro.

Versione Bartender

In concomitanza con le vacanze scolastiche la mia famiglia mi raggiunse ad Auckland. Avevamo pianificato di trascorrere due settimane girando ed esplorando la Nuova Zelanda e la terza in un isola della Polinesia a mia scelta.

Con il budget a disposizione e poche idee su dove trascorrere l’ultima settimana decisi di rivolgermi ad una agenzia di viaggio. Al Flight Center di Darby Street 14 venni accolto da Matt Armstrong, l’agente di viaggio che si sarebbe preso cura della mia pratica.

Come dicevo avevo poche idee sulle possibili destinazioni, mi ero molto concentrato sulla Nuova Zelanda e sul tour che avevo organizzato. Mi affidai a Matt e chiesi consiglio su una destinazione del Pacifico. Gli raccontai quel poco di cui ero a conoscenza e di conseguenza quelle che erano le mete che avevo in mente: Fiji (grazie al film “Truman Show”), Tonga & Samoa (mi ricordo di un wrestler enorme che era di uno di questi due posti) e ovviamente la Polinesia Francese  – ai tempi da me conosciuta come l’unica Polinesia (che ingenuo!).  

Dopo un paio di giorni dalla mia prima visita, le proposte erano pronte! Una volta in agenzia Matt mi illustrò le offerte che aveva preparato ed infine, con mia sorpresa, mi disse che ne aveva preparata una extra: le Isole Cook. Le Isole Cook? Che cosa sono? Dove sono? Mai sentite.

Matt mi raccontò delle Isole Cook: mi fece un riassunto della loro storia, mi parlò delle lagune magiche delle sue isole, mi descrisse quelle isole come la “vera Polinesia” – la Polinesia Neozelandese

A sottolineare il concetto di vera Polinesia Matt infine aggiunse quello che mi incuriosì e affascinò al contempo: “Sai che le Cook sono uno dei pochi posti rimasti in Polinesia (che scoprì allora non essere solo quella francese, ma in realtà una vasta regione nel Pacifico) dove ancora puoi avere una connessione genuina con locali, dove tutto è semplice, non ci sono semafori, tutti sorridono, tutti hanno una casa (e nessuna può superare l’altezza delle palme) e fonti di  sostentamento, non ci sono animali velenosi, tutte le spiagge sono libere. Lì dove tutte le sfumature di verde incontrano tutte le sfumature di blu.

Infine concluse: “Non posso dire di conoscerti, ma nel parlarti in questi giorni ho avuto la sensazione che se vai alle Cook potresti anche rimanerci”. Prenotai al volo.

Un mese dopo arrivarono i miei, ed il primo agosto 2013 misi per la prima volta piede a Rarotonga.

Appena atterrato rimasi subito incantato dalle montagne che sovrastano l’isola, dal loro verde intenso. In un attimo mi ritrovai bambino, con lo stesso stupore e incanto con cui vedevo per la prima volta al cinema le montagne di Jurassik Park.

Vi tralascio l’accoglienza, nella più classica delle tradizioni Maori: fiori, canti e ukulele in sottofondo. Già mi piaceva e non ero ancora uscito dall’aeroporto!

Dopo i primi giorni di “acclimatamento” iniziai a capire il senso delle parole di Matt. La sensazione che mi accompagnava nei giorni di esplorazione dell’isola era quella di essere arrivato in uno di quei posti che si sente che è distante. Non solo distante perché ti dividono 18.000 km da casa, ma anche perché è lontano dalla tua maniera di vivere, diverso nelle priorità, scollegato da tutto quello che noi consideriamo il nostro mondo “normale” – qualunque esso sia. Ma la distanza che “sentivo” diveniva sempre più “vicinanza”. Avevo trovato un paradiso, un piccolo mondo, un puntino nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Un posto che sentivo a mia dimensione, una realtà che inconsciamente avevo sempre sperato di poter trovare. Una oasi felice, un posto dove vivere senza scarpe, un posto dal ritmo che senti il tuo, un posto da chiamare casa. Pensai che quella sensazione di vicinanza, quella inconscia consapevolezza di posto dove mettere radici meritavano una occasione.

L’occasione arrivò! Nel Resort dove alloggiavamo, conoscemmo uno dei pochissimi Italiani residenti alle Cook – il mitico Carlo Poli. Mi raccontò della sua straordinaria vita e della vita alle Cook. Gli dissi quali pensieri mi stessero passando per la mente e di come stessi cercando una occasione per tornare e iniziare una nuova vita. Lui mi presentò al general manager della struttura che mi offrì subito di tornare a fare un “provino” da lì ai prossimi sei mesi, tempo per me necessario per tornare ad Auckland e terminare il diploma. Il provino sarebbe durato 1 mese, 100$ alla settimana e con vitto e alloggio. Posizione come unica cosa che sapevo fare: bartender per il ristorante al Crown Beach Resort.

Accettai al volo, comunicai la notizia ai miei, e mi godetti il resto della vacanza felice e carico a molla.

Sei mesi dopo, neo diplomato, atterrai nuovamente a Rarotonga ma questa volta con uno spirito diverso dalla prima volta. Ero impaziente di cominciare – di piantare quel primo seme in quella terra- con la speranza di raccoglierne i frutti. Arrivai il giorno del mio compleanno. La cosa divertente fu che era la seconda volta di seguito che festeggiavo! Infatti –  arrivando alle Cook dalla Nuova Zelanda si passa la date line e in pratica partendo oggi e si arriva ieri (due ore dopo). Non potevo farmi regalo più bello! Da lì a poco avrei scoperto quello che Rarotonga mi aveva riservato, i suoi regali per me!

Versione studente

In quel mese mi regalò la sua bellezza, il suo lento ritmo, il calore delle persone e infine anche l’amore!

Il mio primo martedì sera di servizo il duo locale Triggerfish si esibì al ristorante del Crown Beach. Rimasi folgorato nel preciso instante in cui vidi la cantante per la prima volta. Kura era bellissima, di una bellezza che non puoi conoscere finché non vieni in questa parte del mondo

Presi il mio primo due di picche Maori.

Ringraziando il cielo i Triggerfish suonavano due volte alla settimana, quindi matematicamente avevo almeno 7 altre occasioni per rivederla, richiederle di uscire e probabilmente essere re-duepiccato. La matematica, il non mollare mai (Inter docet) e un po’ di fortuna fecero sì che dopo un lungo corteggiamento Kura decise finalmente di accettare il mio invito a cena.

Il mese passò in un batter di ciglia. Quelle sensazioni che mi avevano accompagnato nel mio primo viaggio alle Cook, si stavano lentamente trasformando in piccole certezze ed avevo un motivo in più per iniziare a pensare seriamente al grande salto: Kura.

Decisi quindi di investire su queste piccole certezze. Tornai in Italia con in tasca la promessa di un contratto di lavoro di un anno al Crown Beach. Questo mi avrebbe permesso di tornare e capire se sarei stato in grado di vivere lì. Non era solo una questione economica. Era una scelta di vita che mi avrebbe portato lontano fisicamente dalla mia famiglia (non dal loro amore), dai miei amici. Mi sarei immerso in una cultura molto diversa dalla mia, sentito parlare una lingua nuova, la torta di carciofi e le polpette della nonna sarebbero diventate un ricordo e non avrei letto Dylan Dog tutte le settimane. Sarei stato solo, sperduto in mezzo all’Oceano Pacifico.

Da quel momento sono passati sei anni. Sei anni pieni di vita, gioia e avventura con al mio fianco la mia bellissima cantante, musa Polinesiana nonché donna avventura al 200%: Kura Happ.

Ed è di questi sei anni e di quelli a venire che vi voglio raccontare in questo mio blog. Di come si vive in una isola sperduta nel Pacifico del Sud, a metà strada tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, agli antipodi dell’Italia. Vorrei condividere i colori di questi posti, quelli dell’oceano e della sua barriera corallina colorata e piena di vita, quelli dei fiori e della foresta che coprono l’isola. Vorrei condividere il senso di comunità che ho trovato in questo popolo, vorrei farvi conoscere i sorrisi degli isolani e farvi sentire i loro canti.

Ma fidatevi, se passate di qui è meglio!

E Matt? Andai a cercare Matt una volta di passaggio a Auckland anni dopo, ma sfortunatamente non lavorava più al Flight Centre. Gli lasciai una lettera, con semplicemente scritto:

“Thank you so much, you have changed my life” Grazie, Jacopo.

Non so se ha mai ricevuto la lettera, spero di sì.

Lo so, avrei potuto cercarlo su FB ma un grazie così sentito avevo il piacere e il dovere di scriverlo a mano.

Alla prossima storia o avventura,

Kia Manuia,

Jacopo

8 pensieri su “Milano – Rarotonga

  1. Ciao Jacopo, leggere la Tua storia mi ha emozionato. È una bellissima storia che dimostra una volta di più che nella vita crederci paga sempre. A costo di fare dei giri lunghissimi e avendo tenacia #nonmollaremai i traguardi vengono raggiunti. Complimenti di cuore (nerazzurro) e spero che il tuo blog venga aggiornato.

    Paolo – Varese

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    1. Kia Orana Paolo! Scusa il ritardo colossale nella risposta, ma a volte “l’island time” diventa sempre un ottima scusa oltre che a uno stile di vita! Grazie mille per le belle parole che mi fanno davvero piacere,

      Sono di informarti che entro fine settimana verrà pubblicata (finalmente) una nuova storia e sto già lavorando a quella successiva.
      Ti mando un grande saluto da Rarotonga e un po’ di sole che non fa mai male!

      Kia Manuia,

      Jacopo

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  2. Una vita agli antipodi con un percorso più a misura d’uomo e dove la bellezza e la dolcezza è la quotidianità .penso che queste perle del Pacifico insieme a tante altre che vi sono possono dare quella pace e quella serenità che con i suoi ritmi lenti quotidiani ti aiutano a ritrovare te stesso.

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    1. Kia Orana Luigi!

      Grazie per aver letto questa prima storia, e grazie per aver lasciato un tuo pensiero. Hai proprio ragione, qui ho trovato una nuova dimensione più a misura d’uomo che mi ha permesso e permette di vivere sereno nonostante le quotidiane avventure “island style”.

      La pace e la serenità di questa parte del mondo hanno contribuito enormemente a ritrovare me stesso e soprattutto dato la possibilità di esplorare nuove passioni e realizzare desideri che erano stati messi da parte da tempo.

      Entro fine settimana verrà (finalmente) pubblicata una nuova storia che spero avrai il piacere di leggere.

      Kia Manuia e saluti da Rarotonga,

      Jacopo

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  3. Ciao Jacopo,
    È stato bellissimo leggere la tua storia; la storia della vita di una persona vera che ha deciso veramente di cambiare la propria vita.

    Da anni sogno di farlo, e non ti nascondo che le tue fotografie e i tuoi racconti sulle Cook mi affascinano da morire. Chissà se avrò anche io il coraggio prima o poi di fare questo passo?

    Mi auguro di trovare il coraggio di poter cambiare la mia vita radicalmente, proprio come hai fatto tu! Intanto grazie per le emozioni che mi hai trasmesso.

    Selena

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    1. Kia Orana Selena!

      Grazie mille per questo bellissimo messaggio a sepro davvero anche io che un giorno tu possa trovare il coraggio che ti serve per cambiare vita.

      Io quello che ripeto sempre é che per cambiare non biosgna andare per forza dall’altra parte del mondo, ma semplicemente incominciare poco per volta a uscire dalla proria confort zone e vedere quante cose incredibili possono succederti e la miriade di possibilità che ti si possono parare davanti.

      Come vedi io ho fatto tutto a piccoli passi, prima le stagioni in Sicilia, poi Londra, poi Nuova Zelanda e infine dall’altro capo del mondo. Se avessi fatto il passo piu lungo della gamba non so se la storia sarebbe stata la stessa!

      Io ti auguro tutto il meglio e sono sicuro che ce la farai – se lo vorrai.

      Kia Manuia (buona fortuna) e Kia Toa ( be strong),

      Jacopo

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  4. Ciao Jacopo, per caso ieri in un passaggio di un minuto in una trasmissione tv si e parlato di queste isole e come sono belle, e di un italiano trasferito li. Mi ha incuriosito e sono andato a cercare di chi si parlasse sun internet e dapprima e venuta fuori una tua intervista a una blogger e poi il tuo blogger che ho letto con grande passione. Il tuo racconto di vita si sente davvero vivo racconti in modo naturale fatti della tua vita anche negativi ma che hai saputo esaltarli fino a farli diventare storie da “Indiana Jones” 😀. E il racconto della vita alle Cook e delle persone mi e piaciuto davvero molto. Vi auguro lunga vita e felicità in quel meraviglioso paradiso. E chissà… se mai capitassi li con la mia famiglia verrò sicuramente a conoscerti. Ciao 🙋‍♂️

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    1. Kia Orana Nunzio,

      Grazie per aver lasciato questo bellissimo commento e speriamo davvero che un giorno tu e la tua famiglia possiate venire a trovarci.

      Saremo piu che felici di farvi scoprire con occhi locali questo stupendo “Little Paradise” e rendervi partecipi delle nostre avventure!

      Ti mandiamo un saluto tropicale da Rarotonga e un fortissimo Kia Manuia! Jacopo

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