Vigile del Fuoco (e di come, partendo da lontano, lo sono diventato!) – Prima parte

Kia Orana care lettrici e cari lettori,

Nel corso degli anni ho maturato la convinzione che Rarotonga sia l’isola delle opportunità. Si può fare e si può essere chi si vuole, molto spesso con grande successo e soddisfazione.

Inserirsi nella comunità è però fondamentale. Conoscendo la comunità si capisce come muoversi, come relazionarsi, come funzionano le cose – ma soprattutto si conoscono le persone che sono l’anima dell’isola, che “muovono” l’isola e ne mantengono ricordi e tradizioni. Entrare ed essere accettato dalla comunità significa entrare in sintonia con il loro modo di vivere e affrontare la vita che, credetemi, in molti casi é diametralmente opposto al nostro.

Ci volle veramente poco per capire che qui si potesse veramente pensare fuori dagli schemi e quello che in Italia sarebbe stato difficile, impossibile o talvolta inimmaginabile (e a volte anche senza senso) qui sarebbe stato almeno il 50% delle volte possibile. Se in tutto questo si è ambiziosi, motivati, positivi ed onesti la percentuale aumenta e non di poco! Vi racconterò in altre storie quante cose incredibili mi sono successe nel corso di questi sei anni di vita isolana e quante esperienze ho potuto vivere che mai mi sarei immaginato.

Inizio con una delle mie preferite.

Questa é la storia di come sono diventato un pompiere!

Non posso dire di aver sempre sognato di diventare un pompiere, o che da piccolino mi vestissi da pompiere per ogni carnevale o halloween – no, non è cosi.

Si, nell’immaginario di un bambino la figura del pompiere è comune, rappresenta l’eroismo, il coraggio, la sfida. Così è stato anche nel mio mondo ma, quando si poneva la classica domanda  “cosa vuoi fare da grande”, la mia risposta non era il pompiere, anzi.

La verità è che Il primo lavoro che avrei voluto fare da grande era l’entomologo o l’aracnologo!

Mi sono avvicinato verso i 6 -7 anni al mondo degli animali “particolari”, ho la passione per le tarantole e mi sono sempre piaciuti gli insetti e i rettili. Pensavo quindi che questa mia passione mi avrebbe portato ad esplorare il mondo e di conseguenza i piccoli mondi che formano il loro l’habitat, scoprendo e studiando le creature più bizzarre.

Il desiderio ultimo sarebbe stato scoprire una nuova specie di ragno e dedicare il nome a mia mamma – qualcosa tipo “Brachipelma Laurensis”. (mia mamma si chiama Laura)

Il risultato di questa mia “passione” fu che per anni la casa diventò un piccolo zoo, piena di terrari. Il tempo libero di papà si divideva tra i campi di minibasket dove mi allenavo e giocavo e accompagnarmi in giro per negozi e fiere di animali esotici dove ormai ero conosciuto e considerato una piccola mascotte!

Il mio piccolo zoo, al massimo del suo splendore comprendeva:

7 tarantole, una Pogona (Drago barbuto), un tot di cimici assassine, un Geko Leopardino, uno scorpione, una rana “Bombina Orientalis” e una straordinaria gatta, Susina Panesecco!

Acquistammo l’ultima tarantola nel 2001. Alfio, questo il suo nome, è l’ultimo sopravvissuto dello zoo ancora vivo dopo 20 anni grazie anche alle amorevoli cure di mio papà che lo ha adottato da quando sono partito.

Ci fu un momento della mia adolescenza in cui pensai invece che il lavoro ideale sarebbe stato l’archeologo. La verità era che volevo essere “figo” come Indiana Jones. Non avevo infatti una particolare inclinazione per mummie, antichità e storia ma semplicemente una passione senza limiti per questo archeologo e la sua vita da film ! (il mio preferito è “Indiana Jones e il tempio maledetto”).

Una volta realizzato che anche il più figo degli archeologi moderni non si sarebbe mai avvicinato realmente alle avventure del mitico Indy, decisi allora che questa professione non avrebbe fatto per me.

L’idea del pompiere nacque in seguito ad una serie di disavventure motorizzate.

Dovete sapere che da teenager in due cose ero veramente formidabile, lo studio e fare incidenti!

Come con i voti a scuola, dove ho sempre avuto una media di risultati alta, anche con per gli incidenti ho ottenuto risultati ragguardevoli. Ad oggi 9 incidenti con torto contro e 1 con ragione, una media decisamente poco invidiabile (ma alta!).

Come avete compreso, di incidenti ne ho fatti veramente tanti, battezzando tutti i veicoli della famiglia – F10, Suzuki Swift ( AKA “flubber” per il colore alieno), Opel Agila (AKA “il pistacchio della libertà”), WW Fox “AKA “la Volpe del disastro”, DMAX e per ultimo il TMAX.

La prima volta alla guida parcheggiai la macchina della mia ex SOPRA il motorino di un mio amico, ma su questo ancora oggi ci si divide sulla sua classificazione: incidente o sola marginale disattenzione?

La parte incredibile e quasi miracolosa è legata al fatto che, oltre ai danni ai veicoli, nessuno si è mai fatto male. Né io né le vittime dei miei disastri. Grazie al cielo non ho mai fatto del male a nessuno. Ero sempre solo alla guida, mai investito pedoni o arrecato danni fisici ad altri guidatori. Alcuni di questi incidenti sono stati anche brutti, ma ne sono sempre uscito praticamente illeso, a volte graziato.

In compenso sono diventato famoso nell’ambito delle assicurazioni, cacciato da una ed entrato di diritto nelle loro blacklist!

Come dicevo, da questa serie di “piccoli miracoli” o più precisamente “botte di culo”, nacque per la prima volta l’idea servizio civile.

Pensavo sarebbe stato giusto restituire al mondo tutta la fortuna ricevuta, la fortuna che mi aveva protetto dal farmi male e soprattutto dal farne agli altri.

In più, in virtù dei miei 20 anni,  mi sentivo un po’ come Bruce Willis in “Unbreakable”, invincibile , fortunato e con un crescente senso civico. Esisteva solamente un mestiere che racchiudeva in sé tutto quell’energia che sentivo e che poteva farmi mettere in campo il desiderio di essere utile a qualcuno in difficoltà – IL POMPIERE!!!!!

Così mi presentai alla caserma di Via Messina. All’ufficiale che incontrai raccontai, con il mio solito estremo entusiasmo,  la storia degli  incidenti, della fortuna che mi aveva accompagnato e di come volessi in qualche modo ripagare il mio “karma” rendendomi utile alla comunità. Da “pericolo al volante” a “vigile del fuoco”! Questo tutto di un fiato a una persona di  cui si capiva perfettamente che l’unico pensiero era cosa avrebbe mangiato a cena. Il colloquio si concluse e, con l’aria di chi fosse capitato lì per caso, l’ufficiale fu almeno cosi gentile da consegnarmi un formulario da completare ed una lista di documenti da presentare.

Tornai a casa quel giorno certo che a breve sarei diventato pompiere, fatto carriera, spento mille incendi, salvato vite, recuperato gatti sugli alberi e avrei avuto un’aurea da fighissimo eroe!

Qui trovai il primo inghippo sulla mia strada per la gloria.

Mi sono dimenticato di informarvi che, oltre allo studiare e fare incidenti, ho sempre avuto un talento unico per perdere chiavi, documenti e soprattutto cellulari (su quest’ultima categoria potrei scriverci una storia e forse forse ci sarebbe materiale per un piccolo un libro).

Per completare la richiesta di applicazione all’arruolamento per i vigili del fuoco, sarebbe servita la nuova carta d’identità: io l’avevo persa! Andai quindi alla sede del Comune di zona  dove oramai ero di casa.

Una lampadina si accese nella mia mente proprio nel momento in cui varcavo l’ingresso dell’Anagrafe,  uno dei miei colpi di genio!

Pensai che persone incaricate al controllo delle applicazioni avrebbero di sicuro dato peso alle professioni degli applicanti: perché non stupirli?

Mi feci un film, pensai a questi impiegati che passavano intere giornate a leggere migliaia di applicazioni, una dopo l’altra. Grigi, annoiati, immersi in una routine sempre uguale: tutte le applicazioni sarebbero state molto simili, tutti studenti, liberi professionisti, disoccupati…e qui il genio! Risvegliare la loro attenzione, stupirli, interessarli.

Stuntman! Così all’improvviso: uno stuntman! L’idea era veramente semplice e, secondo me, geniale…ma solo per me!

Se fossi riuscito a far risultare stuntman come professione sulla carta d’identità, avrei avuto sicuramente molte più possibilità di distinguermi dalla massa di applicazioni, soprattutto se ti stavi candidando per diventare pompiere! Perché il pompiere paura non ne ha!

Mi presentai allo sportello con la denuncia dello smarrimento dell’ennesima carta di identità.

“Nome ?”

“Jacopo’’

“Cognome?”

 “Dozzo”

“ Data di nascita?”

“03/01/89”

“Indirizzo?”

“Milano, Via xxxxxxxx 7”

“Statura?”

“183cm”

“Colore occhi?”

“Castani”

”Professione?”

“Stuntman”

“Stuntman?”

“Si, stuntman, quelli che nei film fanno tutte le cose pericolose che gli attori non possono fare. La controfigura”

“Stuntman, lei?”

“Si, io”

Perplessità palpabile.

“Ok, controllo di avere questa professione nel sistema. La prima volta che mi capita.”

(tra me e me) Te credo! E quando ti ricapita!

(rumore di battiti sulla keyboard)

“Guardi, ho cercato nel sistema ma stuntman non lo abbiamo come professione riconosciuta. Le professioni più simili che sono riuscito a trovare sono cascatore e attore. Quale metto?”

Ci pensai un attimo.

“Guardi, per il lavoro che faccio cascatore mi sembra davvero riduttivo. Metta attore”

È così fu che fino al successivo smarrimento sulla mia carta di identità la mia professione sarebbe risultata attore.

Tutto contento per questa nuova “Dozzata”* e per la missione compiuta, tornai a casa. Qui, oltre a completare il formulario, aggiornai il dizionario delle imprecazioni di mio padre che concluse, ridendo,  che se avessi fatto scrivere “coglio**” sarei stato molto più vicino alla realtà.

La settimana successiva, con la mia carta d’identità nuova fiammante, mi ripresentai alla caserma, carico più che mai, pronto ad entrare nei vigili del fuoco. Sarebbe stata una passeggiata, ne ero sicuro.

Trovai lo stesso ufficiale presente la settimana precedente, consegnai il mio bel plico e chiesi quanto avrei dovuto aspettare per i risultati.

Lui mi mi guardò come se fossi un pirla e all’improvviso scoprì che aveva una voce. Peccato che quello che mi disse e mi fece intendere chiaramente fu che o conoscevo qualcuno all’interno dell’arma o che mi sarei potuto direttamente scordare di entrare nei vigili del fuoco. Punto.

E non conoscevo nemmeno il sig.Punto ( avrebbe detto Grucho)

Tornai a casa molto rammaricato, un po’ triste ma consapevole che un giorno sarebbe successo. Sarei diventato un pompiere alla faccia dei raccomandati, dell’ufficiale e dei miei piani geniali!

Trovai anche una nota positiva in quello che era successo, in fin dei conti potevo giocarmi la carta “attore” per qualche anno. A distanza di anni posso ammettere di averci marciato un pochino! 🙂

Ma la vita è piena di “Slinding Doors”. Passano gli anni, passano le esperienze, si aprono nuove porte, si prendono nuove direzioni e anni dopo quel momento mi trovo a Rarotonga.

Nello zainetto delle mie cose, quello che ti porti sulle spalle tutta la vita, quello che ogni tanto dovresti svuotare della “cose inutili”, ecco, in quello zainetto erano rimaste alcune cose: desideri, persone, insegnamenti, ricordi e alcuni “sogni”. I sogni covano sotto la brace e basta un colpo di vento giusto e in un attimo si riaccendono – e ho imparato con il tempo che questo i pompieri lo sanno benissimo.

È un Lunedi, Kura mi dice di passare a casa di Andy ed Auntie Michelle a ritirare una delle cose che più amo e che più mi manca da quando mi sono trasferito – McDonald’s. Un paio di BigMac erano appena atterrati con volo NZ46 da Auckland!

Amo McDonald’s sin da piccolino e molto probabilmente per sempre. Qui alle Isole Cook McDonald’s non è presente e quello più vicino è a 3.208 km di distanza all’aeroporto di Auckland, non esattamente dietro l’angolo!

Strategicamente questo McDonald’s si trova dopo la dogana e quindi permette ai passeggeri di acquistare i panini ed imbarcarli sull’aereo per portarli sull’isola!

Qui sull’isola ci sono due grandi filoni di golosi che chiede a parenti e amici di portare il cosiddetto “junk food”: la maggioranza opta per il KFC (Kentunky Fried Chicken), mentre la minoranza per gli hamburger dividendosi per pro McDonald’s e pro Burger King (poi ci sono anche i “basta che porti qualcosa” – perché l’isola insegna veramente subito la dote dell’accontentarsi)

I panini arrivano ovviamente freddi perché sono 4 ore di volo ma questo non è un problema. Esiste il microonde! 35-40 secondi e sembra di essere al counter del McDonald’s di Comasina il sabato sera.

Una volta consegnati i BigMac, Andy si scusò, purtroppo non si sarebbe potuto trattenere per offrirmi una birra perché in ritardo per il training. Papa Andy ha sessanta e passa anni, ed ero proprio curioso di sapere che tipo di training.

“Che tipo di training?”

“Ho il training con i pompieri, come ogni lunedì”

“I POMPIERI?!?

“Si, I pompieri”

“TU sei un pompiere?”

“Si”

“Ma va! E come hai fatto a diventare pompiere qui alle Cook?

“Ma come: come ho fatto? Basta che tu vai alla caserma, dici che vuoi diventare volontario e ti fanno volontario” mi rispose con l’aria di chi stesse parlando con uno venuto giù con la piena o un FOB “fresh of the boat” come dico qui.

“DAVVERO? Posso andarci pure io?”

“Certo, ma che sei rimbambito? Guarda che troppi BigMac ti fanno male sai”

Andy andò al training e una volta in caserma, informò Chief Barry che il lunedì successivo un ragazzo italiano si sarebbe presentato al training per diventare volontario – io andai a casa dove con Kura, divorai il Big Mac, sorridendo al pensiero che ormai la vita da attore era finalmente giunta al suo termine!

Il 17 Marzo 2017 andai al mio primo training di sempre alla brigata di Puaikura Volunteer Firebrigade.

Da lì, da due BigMac, è iniziata una nuova parte della mia vita, che scrivo giorno per giorno, chiamata dopo chiamata, sfida dopo sfida.

Si è realizzato quel sogno di ragazzo adolescente di aver la possibilità di restituire la fortuna ricevuta sotto forma di aiuto e soccorso.

Nel corso degli ultimi tre anni essere diventato pompiere mi ha fatto vivere esperienze uniche, toccanti e a dir poco adrenaliniche.

Mi ha fatto entrare in un gruppo di amici nelle cui mani si può mettere la propria vita. Mi ha fatto salvare una vita. Mi ha fatto uscire l’adrenalina dalle orecchie. Mi ha fatto sfoggiare con estremo orgoglio la divisa. Mi ha fatto viaggiare. Mi ha fatto rappresentare le Isole Cook (e la mia amata grande Inter), ma soprattutto, e non mi stancherò mai di ripeterlo,  mi ha dato la possibilità di condividere la mia fortuna con qualcuno che ne aveva bisogno. Proteggendo la comunità che mi ha accolto.

Vi racconterò tutto questo nella seconda parte di questa storia.

Preparatevi, sarà sensazionale e divertente (fin dalla prima chiamata)!

Kia Manuia,

Jacopo

*Dozzata puo’ essere utilizzato sia come una cazzata che solo io potevo fare, sia come un qualcosa di incredibile che poteva capitare solo a me.

3 pensieri su “Vigile del Fuoco (e di come, partendo da lontano, lo sono diventato!) – Prima parte

  1. Mi hai appassionata, e come tutte le persone che ti scrivono, vorrei informazioni per un futuro trasferimento. Io quest’anno farò 50 anni, ed ho una bimba di 4 anni. Penso per il suo futuro. Mio marito lavora nell’edilizia…. ci puoi dare alcune info… lui potrebbe trovare lavoro nel suo campo? Magari aprendo qualcosa di suo. Grazie per la tua disponibilità .

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    1. Kia Orana Sabrina!

      Grazie per avermi scritto e sono davvero felice di sapere che tu ti sia appassionata alle Isole Cook! Ti chiedo perpiacere di scrivermi a jacopo.dozzo@gmail.com e sarà un piacere darti quante più informazioni possibili.

      Kia Manuia e buon fine settimana, Jacopo

      "Mi piace"

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